Una promessa
mantenuta

La testimonianza del nostro presidente

«Era una grigia mattina di pioggia. Lavoravo in una grande città e mi chiamarono per un episodio violento tra due genitori ormai disperati. Non potevo immaginare che quel momento mi avrebbe cambiato la vita per sempre.»

Il loro bambino era in una stanza d'ospedale, gravemente provato dalla malattia. Non parlava con nessuno da settimane: gli occhi spenti, il corpo raggomitolato su sé stesso, sembrava aver rinunciato a lottare. Sia i medici sia i genitori assistevano impotenti a quel ritiro totale dal mondo.

«Sono entrato piano, senza forzare. Non ho detto nulla di straordinario: mi sono limitato a esserci, con rispetto e gentilezza. E a prendergli la mano con fermezza.»

Fu allora che accadde qualcosa di inaspettato. Per la prima volta dopo settimane il bambino sollevò lo sguardo. Un sorriso timido, fragile ma vero, gli illuminò il viso. Con uno sforzo che sembrò costargli tutta l'energia rimasta si alzò dal letto e, indicando con il dito la collanina che l'uomo portava al collo — un piccolo ciondolo raffigurante un noto supereroe — chiese con voce flebile:

«Ma… i supereroi esistono davvero?»

«Ero sorpreso. Ho seguito il suo sguardo e ho capito. Gli ho sorriso e gli ho risposto: sì, esistono davvero.»

Il bambino, continuando a sorridere come non faceva da tempo, aggiunse con quella naturalezza disarmante tipica dei bambini: «Lo sapevo che mi davi la risposta giusta… Me lo porti a conoscere? Ce la fai?»

«Quella domanda mi colpì dritto al cuore. Non ho esitato un istante: certo che ce la faccio. E ho mantenuto la promessa. È stato allora che ho capito che cosa può fare un simbolo di speranza per un bambino che ha smesso di sognare: quel sorriso fragile, quel corpicino che dopo settimane si era alzato dal letto, quegli occhi che avevano ritrovato una luce. Sono stati il seme di qualcosa di molto più grande.»

Da quel momento cominciò a portare sorrisi a ogni bambino che ne avesse bisogno. Poi la sua missione si interruppe: si trasferì in un'altra città, più piccola.

«Qui un grande amico venne a conoscenza del mio costume e mi propose di andare a trovare i piccoli del reparto di pediatria di Busto Arsizio. Era il Natale del 2025 ed erano lì, soli, in stanze non piene di leggerezza. La visita fu un successo, e fu lui a propormi di creare un'associazione riconosciuta.»

In quel momento trovò realtà nei cuori dei fondatori ciò che è l'attuale SuperDreams. Non come semplice associazione, ma come promessa solenne.

La nostra missione

Portare il coraggio dei supereroi dove la malattia, la paura e il dolore cercano di spegnere ogni sogno.

A volte basta un mantello, un ciondolo e una promessa mantenuta per ricordare a un bambino — e a tutti noi — che la luce può sempre tornare a vincere sul buio. — SuperDreams